Fu Hernan Cortès, il conquistador spagnolo, ad imbattersi per primo nel cioccolato quando incontrò l’imperatore Montezuma, alla corte degli Aztechi in Messico. Tra immensi tesori d’oro e di smeraldi si trovavano migliaia di semi di cacao che erano considerati merce di scambio al pari dell’oro e delle pietre preziose. Dai semi di cacao gli Aztechi traevano una bevanda che veniva consumata solo dai sacerdoti e dai nobili. Era una bevanda dalle proprietà eccezionali che conferiva, a chi la beveva, vigore ed energia e si favoleggia che l’imperatore ne beveva fino a quaranta tazze al giorno. I semi del cacao venivano schiacciati all’interno di uno strumento chiamato “pedra”, il matete, una pietra ricurva. Alla pasta di cacao ottenuta venivano aggiunti vaniglia e peperoncino. Non veniva utilizzato lo zucchero e solo in qualche raro caso compariva il miele. Cortès importò questa prelibatezza in Spagna e, con il passare del tempo, la si adattò ai gusti degli europei diventando la bevanda più amata e desiderata in tutto il Nuovo Mondo. L’arte di preparare il cioccolato venne appresa anche nella Contea di Modica, all’epoca sotto la dominazione degli Aragonesi. Oggi la città di Modica fa un vanto della produzione artigianale di questo squisito alimento.
    
Il metodo di produzione del cioccolato modicano è ancora oggi vicinissimo a quello attuato dagli Aztechi. Si parte da una massa di semi di cacao macinati, non privati del burro di cacao in essi contenuto. La massa di cacao viene riscaldata per renderla fluida e, non appena raggiunge una determinata temperatura vi si aggiunge lo zucchero semolato e le spezie (vaniglia, peperoncino, cannella, aroma di arance e limoni). Il composto ottenuto viene mantenuto ad una temperatura che non fa sciogliere i cristalli di zucchero che rimangono integri all’interno della tavoletta. La forza del prodotto consite nella semplicità della lavorazione e nella assenza di burro o di altre sostanze estranee (grassi vegetali, latte, lecitina).
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