La Biscotteria di Nonna Margherita è un nuovissimo laboratorio dolciario che ha alla spalle una lunga storia.
Nonna Margherita visse nella prima metà del Novecento ed è rimasta nel cuore dei suoi parenti e delle persone che la conoscevano anche per l’abilità nel preparare biscotti e prelibatezze tipiche della città di Modica, un’arte alla quale si dedicava con amore e che aveva appreso dalla madre alla quale a sua volta era stata tramandata dalla propria madre seguendo il filo di una tradizione orale,che, ai giorni nostri, gli eredi di questo immenso sapere desiderano far rivivere immutata.
Impegnata nel lavoro e nella cura della famiglia, Nonna Margherita trovava anche il tempo di dedicarsi alle tradizioni artigiane e dolciarie e con pazienza e abilità creava cannisci e cestini, realizzati con la ristuccia di grano intrecciati con lo spago e decorati con nastrini colorati, all’interno dei quali riponeva i suoi dolci. Tra le sue specialità le cassatine di ricotta con scaglie di cioccolato e i ‘mapantigghi che nascevano dall’esperienza e dalla sapienza nel miscelare e dosare gli alimenti.
I dolci e i biscotti di Nonna Margherita si possono assaggiare, oggi, in questa elegante biscotteria, arredata con mobili in stile che ripropongono le antiche credenze e i cassettoni della prima metà del Novecento, all’interno dei quali fanno bella mostra di sé i prodotti realizzati ancora con le tradizionali e segretissime ricette di Nonna Margherita.
I SPINNAGGHI
Fino alla seconda metà del 1900 gli sposi dopo la cerimonia religiosa non avevano l’abitudine di ringraziare in convenuti con un pranzo più o meno fastoso. Gli invitati, amici e parenti, facevano ritorno alle proprie case per ritovarsi, durante il pomeriggio, a casa della sposa dove veniva approntata una sala per trascorrere insieme alcune ore. Per allietare gli ospiti gli sposi offrivano i famosi “spinnagghi”, biscotti e leccornie di vario genere: “tiralucci”, “stampittula” e tanta “calia” (ceci secchi). Ci si sedeva ai bordi della sala con fazzoletti di stoffa sulle gambe e si aspettava che i vassoi facessero tutto il giro, ad ogni passata “re spinnagghi” seguiva un giro di liquori (vermut, vino, ecc…) e così via fino a che tutti avessero approfittato del banchetto. Man mano che gli ospiti si accomiatavano ricevevano dagli sposi un fazzoletto di stoffa (riddo’ Mattilu) colmo di “spinnagghi” che portavano a casa. Da questa antica usanza deriva il detto “si finieru i fazzulittedda riddo’ Mattilu”. I spinnagghi venivano preparati da quella persona che in dialetto era chiamata a’ cosa aruciara , una donna esperta nell’arte dolciaria. Nonna Margherita era stata assitente di una aruciara molto conosciuta in città e che veniva spesso incaricata di preparare il banchetto di nozze.
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